14/02/02026
In natura i colori come il rosso, il giallo e il nero segnalano la presenza di veleno. È un linguaggio — quello dell’aposematismo — attraverso il quale gli animali velenosi, come alcuni insetti e molluschi, urlano: «Non toccarmi o morirai!» nel tentativo di scoraggiare i predatori dall’essere… predati.
Un avvertimento visivo perfetto. Impossibile da ignorare.
Eppure il colore può anche curare. Come?
Galatina, 29 giugno. San Pietro e Paolo.
Qui, negli anni ’50 e non solo, le tarantate di tutto il Salento venivano condotte nella piccola Cappella di San Paolo, protettore dei morsi velenosi. Secondo la tradizione infatti, il Santo aveva lasciato in quel luogo il potere di guarire dai veleni — e un pozzo di acqua miracolosa.
Qui, negli anni ’50 e non solo, le tarantate di tutto il Salento venivano condotte nella piccola Cappella di San Paolo, protettore dei morsi velenosi. Secondo la tradizione infatti, il Santo aveva lasciato in quel luogo il potere di guarire dai veleni — e un pozzo di acqua miracolosa.
Succedeva che le tarantate (sì, quasi sempre donne), dopo giorni di danza, crisi psicomotorie ed esaurimento fisico, bevevano l’acqua del pozzo della Cappella come suggello spirituale della guarigione.
Ma prima c’era il rituale. E in quel rituale il colore — insieme alla musica — era tutto.
La terapia musicale prevedeva cicli coreutici al suono di tamburello, violino, organetto e armonica. La persona “pizzicata”, vestita di bianco e scalza, danzava, si dimenava, imitava il ragno, consumando energie fino allo sfinimento.
La terapia cromatica, invece, prevedeva che durante la pizzica terapeutica i parenti agitassero intorno alla tarantata le zàccareddhre: nastri di stoffa dai colori sgargianti che rappresentavano delle vere e proprie provocazioni visive.
La donna reagiva in modo violento al colore che associava al trauma, lo riconosceva con il corpo e... lo odiava. C'era chi reagiva al rosso, chi al turchese, al giallo, al verde — ma anche al grigio.
Una volta individuato il colore, la zàccareddhra veniva strappata, fatta a brandelli e gettata via. Un gesto simbolico volto a “uccidere” la taranta, che funzionava anche come antidoto al veleno del ragno. Un veleno più psichico che biologico, che trovava nel ritmo, nel colore e nella danza la sua unica via d’uscita.
La donna reagiva in modo violento al colore che associava al trauma, lo riconosceva con il corpo e... lo odiava. C'era chi reagiva al rosso, chi al turchese, al giallo, al verde — ma anche al grigio.
Una volta individuato il colore, la zàccareddhra veniva strappata, fatta a brandelli e gettata via. Un gesto simbolico volto a “uccidere” la taranta, che funzionava anche come antidoto al veleno del ragno. Un veleno più psichico che biologico, che trovava nel ritmo, nel colore e nella danza la sua unica via d’uscita.
Il tarantismo e in particolare la sensibilità cromatica delle tarantate è ampiamente documentata dagli studi etnografici di Ernesto De Martino del 1959, raccolti in La terra del rimorso.
Ma la tradizione secondo la quale esiste una associazione tra colori, santi e malattie per cui si chiedeva intercessione, è stata oggetto di tanti studi e ricerche. Sempre in provincia di Lecce, per esempio, la zàccareddhra di Santa Marina, festeggiata il 17 luglio a Ruggiano (frazione di Salve), è gialla, come il colorito di chi soffre di malattie del fegato.
Un tempo si credeva persino che l’itterizia fosse trasmessa all’uomo dall’arcobaleno, se questi aveva indossato panni asciugati sotto di esso.
Colori, malattia, guarigione.
Un tempo si credeva persino che l’itterizia fosse trasmessa all’uomo dall’arcobaleno, se questi aveva indossato panni asciugati sotto di esso.
Colori, malattia, guarigione.
Ancora oggi a Galatina tra il 28 e il 30 giugno è festa grande, in cui si tengono processioni ronde di pizzica e rievocazioni del rito perché Galatina è la culla del tarantismo. Galatina è casa mia. E davvero non si capisce che veleno abbia ingerito il Ministero della Cultura per riuscire a escluderla dalla corsa a Capitale della Cultura 2028.
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De Martino, E. (1959), La terra del rimorso, Il Saggiatore.
Stefàno Alessio, (2024) Il culto di Santa Marina a Ruggiano e nel Basso Salento: tra pellegrinaggio devozionale e medicina popolare, Università del Salento
De Martino, E. (1959), La terra del rimorso, Il Saggiatore.
Stefàno Alessio, (2024) Il culto di Santa Marina a Ruggiano e nel Basso Salento: tra pellegrinaggio devozionale e medicina popolare, Università del Salento
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