23/03/2026
Chi mi conosce bene lo sa: Ugo Tognazzi è stata la mia prima vera crush adolescenziale per un uomo adulto. È successo a sedici anni, in una di quelle mattine di luglio noiose e torride in città. Su qualche canale locale davano I tromboni di Fra’ Diavolo. Mi sono fermata a guardarlo, come spesso facevo quando incappavo in vecchi film. E boom: amore.
Da allora di lui ho visto tutto il visibile, letto il leggibile e provato a cucinare il cucinabile. Perché ormai è risaputo: oltre a essere stato uno degli interpreti più versatili dello spettacolo italiano, Tognazzi coltivò una passione autentica, travolgente - e a tratti erotica - per la cucina.
Questa sua passione la portò nei personaggi che interpretava al cinema e a scrivere libri di ricette surreali, ibridi fra diario privato, gesto artistico e manuale anti-gastronomico. "Il Rigettario. Fatti, misfatti e menu disegnati al pennarello", e la sua opera più celebre: un libro che è molto più di un ricettario.
Già il titolo Il Rigettario è una provocazione. Un rigetto di tutte quelle convenzioni culinarie che pretendono, per esempio, che sugli spaghetti allo scoglio non si metta il grana. Un atto di ironica libertà, tipica dell’attore, che diventa scelta narrativa, perché il libro si costruisce intorno a un’identità volutamente anti-seriosa, dichiarando da subito che non seguirà le regole dei manuali di cucina tradizionali.
La mia copia è una ristampa del 1982, distribuita in omaggio con le Craccottes, fette biscottate firmate Plada S.p.A. (PLAsmon Dietetici Alimentari), ma acquistata su Ebay qualche anno fa da marito gentile.
Le ricette sono raccontate e impaginate in un modo in cui gli ingredienti cambiano ritmo, grandezza e disposizione. Magari d’accapo e in grassetto. Il font scelto per recitare ingredienti e procedimento è l’Optima, carattere tipografico modulato e sans-serif, disegnato da Hermann Zapf e realizzato nel 1958.
Le foto dei piatti sono pochi, tante invece quelle che raccontano la quotidianità della sua cucina a Velletri, in quella "casa vecchia" che adesso è una Casa Museo magica. Ma l’intermezzo visivo davvero interessante è costituito dalla grafica “a pennarello”. Come a pennarello era l'etichetta del suo vino, La Tognazza Amata. Si, Ugo amava scrivere ricette e menu a mano. Con pennarelli colorati componeva titoli a grandi lettere, elenchi storti, volutamente irregolari, frecce, disegni rapidi, cornici decorative.
Quest’estetica della spontaneità è uno dei marchi di fabbrica dell’opera. La scrittura di Ugo diventa immagine. Il segno grafico, seppur semplice, è pensato per evocare un clima domestico e anarchico: la cucina come laboratorio, non come tempio della perfezione.
Il Rigettario riflette la sua personalità - esuberante, eccessiva, generosa - ma è anche un esempio di editoria italiana — firmato da Fabbri Editori — in cui l’impaginazione non illustra il contenuto, ma lo interpreta.
Buon compleanno, Ugo. Con questo rivendico il diritto alla cazzata.
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