19/01/2026
Oggi, terzo lunedì di gennaio, è il famigerato Blue Monday – il “giorno più triste dell’anno” – un’invenzione pubblicitaria del 2005 diventata negli anni un meme globale. Ma il blu non è solo malinconia. È chimica, arte, simbolo, poesia, pigmento, rivoluzione. E la sua storia è una delle più affascinanti della cultura umana.
Il blu in verità non ha mai avuto vita facile.
Prima dei coloranti moderni, vedere il blu era quasi un miracolo. Raro in natura, talmente raro che animali che sembrano blu – come pavoni, giacinti e farfalle Morpho – in realtà non lo sono davvero. Il blu delle loro piume nasce infatti da strutture nanometriche che fanno cose magiche con la luce. È tecnologia naturale allo stato puro, simile ai materiali iridescenti di oggi. Altro che Photoshop!
Eppure, nonostante la sua rarità biologica, il blu è ovunque, diventato negli anni uno dei colori più carichi di "significato" tra divino e sacro, tra regale e moderno.
Eccone alcuni selezionati per voi.
Il primo vero pigmento sintetico della storia, datato circa 2600 a.C. Nato da una ricetta di minerali a base di sodio, è il patriarca dei blu: longevo e immortale come le piramidi. Porta bene i sui 5000 e più anni perché il più stabile di tutti i blu e brilla agli infrarossi. L’Antico Egitto già faceva tecnologia spinta.
Il primo vero pigmento sintetico della storia, datato circa 2600 a.C. Nato da una ricetta di minerali a base di sodio, è il patriarca dei blu: longevo e immortale come le piramidi. Porta bene i sui 5000 e più anni perché il più stabile di tutti i blu e brilla agli infrarossi. L’Antico Egitto già faceva tecnologia spinta.
Blu Oltremare. Il pigmento più prezioso del Medioevo. Estratto a mano dai lapislazzuli afghani, valeva più dell’oro. Letteralmente. Usato per la veste della Vergine Maria, per i manti sacri, e per far piangere i committenti. Gli spagnoli lo chiamavano Azul, dal nome della pietra. Da lì Azul diventa Azzurro.
Blu di Prussia. Nato per errore nel 1706 in un laboratorio tedesco: volevano ottenere un rosso, è uscito un blu. Classico colpo di fortuna chimico. Un blu profondo, freddo, che ha fatto strada grazie alla cianotipia, la tecnica fotografica usata da Anna Atkins, pioniera e influencer botanica ante-litteram, per catalogare alghe con eleganza minimal che oggi starebbe benissimo in una galleria.
Blu Jeans Il blu più democratico della storia. Tinto originariamente con guado o indaco ( piante estremamente tintorie) fu impiegato per gli abiti da lavoro in fustagno realizzati in Italia – sì, proprio in Italia – e poi esportato a Nîmes, dove il "serge de Nîmes" diventa denim. Da lì a ribellione, moda, e comodità il passo è stato breve.
Ma non finisce qui.
La storia del passato – e del presente – ci ricorda altri blu indimenticabili, come il malinconico Blu Bovary, tanto caro a Flaubert: un blu polveroso, sospeso, romantico; intriso della stessa inquietudine elegante che attraversa Madame Bovary.
La storia del passato – e del presente – ci ricorda altri blu indimenticabili, come il malinconico Blu Bovary, tanto caro a Flaubert: un blu polveroso, sospeso, romantico; intriso della stessa inquietudine elegante che attraversa Madame Bovary.
E poi l’elettrico Blu Klein (IKB), il monocromo assoluto concepito da Yves Klein: un blu che non rappresenta niente, è. Un’entità pura. Profondo come il vuoto cosmico, vibrante come il fuoco, capace di assorbire lo sguardo e restituirlo trasformato.
Ma cosa ci insegna tutto questo?Che il colore non è solo estetica: è cultura, chimica, innovazione e fortuna. E che, anche se il blu è il colore della malinconia, non è mai stato così affascinante.
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